La realtà del 15,5%: come gestire la nuova commissione Airbnb a carico degli host
Perché la nuova commissione del 15,5% cambia tutto e quali calcoli servono per proteggere i tuoi margini.

Per anni Airbnb ha funzionato con un sistema a commissione divisa: l’host pagava una commissione di appena il 3% sulla prenotazione, mentre l’ospite si faceva carico di una tariffa di servizio separata tra il 14% e il 16,5%.
Nel 2026 quel modello è sparito. Airbnb ha imposto a livello globale il passaggio a una struttura a commissione unica, tutta a carico dell’host, per chiunque operi con una connessione professionale; entro fine anno si applicherà praticamente a tutti. In questo modello, l’ospite non vede più alcuna tariffa di servizio al checkout. L’intero costo di distribuzione —un 15,5% fisso— grava direttamente sull’host.
Ecco un’analisi approfondita di come questa commissione cambia strutturalmente il mondo degli affitti brevi, i calcoli esatti per difendere la tua redditività e le trappole fiscali nascoste tra le righe.
Il problema: quanto ti costa non fare nulla
Il pericolo immediato del 15,5% è che erode i tuoi profitti in silenzio se non ritocchi i prezzi. Airbnb applica quel 15,5% sull’intero subtotale della prenotazione —tariffa a notte, pulizie, ospiti extra, animali— quindi il colpo è pesante.
Se tieni gli stessi prezzi del vecchio modello al 3%, stai di fatto accettando un taglio secco dei tuoi guadagni.
Prendiamo una prenotazione tipo da 700€ di subtotale (3 notti a 200€/notte più 100€ di pulizie):
- Con il vecchio 3%: pagavi 21€ di commissione e ti restavano 679€ netti.
- Con il nuovo 15,5% (prezzi invariati): Airbnb trattiene 108,50€. Ti restano solo 591,50€.
Così, senza muovere un dito, perdi 87,50€ su una singola prenotazione. In un anno significa quasi il 13% in meno di reddito netto.
La soluzione: la matematica per alzare le tariffe
Quando un host capisce che sta perdendo soldi, l’istinto è alzare i prezzi del 15,5%. È un errore di calcolo.
Airbnb applica la sua commissione del 15,5% sul nuovo prezzo lordo, più alto. Se aumenti solo del 15,5%, resti comunque sotto. Per farlo bene, ti serve un moltiplicatore preciso.
In base alla tua strategia di revenue, ecco le due formule da conoscere:
Obiettivo 1: mantenere il vecchio guadagno netto
Se vuoi portare a casa esattamente lo stesso netto che avevi con il vecchio 3%, moltiplica le tue tariffe attuali per 1,1479 (un aumento del 14,79%).
Obiettivo 2: compensare del tutto la commissione
Se vuoi annullare completamente l’effetto della commissione e far sì che il tuo netto corrisponda al lordo che avevi in mente, il moltiplicatore giusto è 1,1834 (un aumento del 18,34%).
Ecco come si traduce in pratica sulla stessa prenotazione da 700€:
| Strategia | Prezzo esposto | Commissione Airbnb (15,5%) | Tuo guadagno netto |
|---|---|---|---|
| Non fare nulla (la trappola) | 700,00€ | 108,50€ | 591,50€ |
| Mantenere il netto del 3% | 803,53€ | 124,54€ | 678,99€ |
| Compensare del tutto la commissione | 828,38€ | 128,39€ | 699,99€ |
Attenzione: devi applicare questi moltiplicatori anche alle pulizie e ai costi extra, perché Airbnb prende il 15,5% anche su quelle voci.
Il pericolo nascosto: IVA e fatturato lordo gonfiato
Il passaggio al 15,5% non è solo una questione di prezzi: ha implicazioni fiscali importanti, soprattutto nei mercati più regolamentati in Europa e nel Regno Unito.
1. L’IVA sulla commissione
Nell’UE e nel Regno Unito, la commissione del 15,5% di Airbnb è trattata come un servizio digitale B2B ed è soggetta a IVA. Se non sei un’attività con partita IVA in grado di detrarla, Airbnb aggiungerà l’aliquota IVA del tuo paese alla sua commissione. Ad esempio, nel Regno Unito (20% di IVA) o in Italia (22% di IVA), la percentuale effettiva che la piattaforma trattiene supera facilmente il 18,5% a prenotazione.
2. La trappola della soglia di fatturato
La minaccia più insidiosa per l’operatore indipendente è l’impatto sul fatturato lordo ufficiale. Con la tariffa di servizio dell’ospite inglobata nel prezzo a notte dell’host, il tuo fatturato si gonfia artificialmente sulla carta.
Torniamo alla prenotazione da 700€ della tabella. Per mantenere il margine hai dovuto alzare il prezzo a 828€. In tasca non ti entra un euro in più di profitto, ma contabilmente la tua attività ha fatturato 128€ in più.
In mercati come il Regno Unito, dove l’obbligo di registrazione IVA scatta a 90.000£ di fatturato, questa inflazione artificiale ti spinge alla soglia molto prima. Limiti simili esistono in diversi paesi UE per i regimi agevolati delle piccole imprese. Il rischio è attivare obblighi fiscali pesanti senza aver realmente fatto crescere il business.
Conclusioni strategiche
L’era della commissione divisa è finita. Per sopravvivere, i property manager professionisti devono agire subito:
- Controlla il tuo pricing: entra nel channel manager o nel tuo software di pricing dinamico (PriceLabs, Beyond) e verifica che i moltiplicatori base siano corretti (1,1479 o 1,1834).
- Ritocca anche gli extra: non dimenticare di maggiorare pulizie e animali della stessa percentuale, altrimenti perderai il 15,5% sui costi operativi.
- Parla con il tuo commercialista: calcola come questa inflazione artificiale del fatturato incide sulle tue soglie IVA o di registrazione fiscale e pianifica di conseguenza.
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Informazioni sull'autore
Gianpaolo Vairo
Co-Founder
Instead of just following the short-term rental market, I help architect its future. Recognized among the Top 20 Influential People in VR Tech, I have spent the past 15 years empowering tourism brands
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