Il paradosso abitativo del 2026: come l'interventismo alimenta il classismo
La politica abitativa è classista? Perché colpire gli affitti brevi non risolve la crisi abitativa e danneggia l'economia.

La politica abitativa in Spagna ha assunto un tono pericolosamente escludente. Sotto la bandiera della tutela dei vulnerabili, le misure attuate fino all’inizio del 2026 hanno eretto muri insormontabili per chi ha più bisogno di un tetto. Affittare un appartamento nel nostro Paese sta cessando di essere un diritto per diventare un privilegio riservato ai redditi alti, mentre il settore degli affitti turistici brevi (VUT) viene usato come specchietto per le allodole per nascondere decenni di inerzia pubblica sull’edilizia sociale.
Il mito del «rentier» e la punizione del risparmio
La narrazione ufficiale ha ruotato attorno a una premessa falsa: che la crisi abitativa sia il risultato dell’avidità dei proprietari. Etichettando in modo spregiativo ogni piccolo risparmiatore come «rentier», il governo ha giustificato un intervento aggressivo sui prezzi e un’insicurezza giuridica senza precedenti.
Tuttavia, il mercato risponde a una matematica implacabile. Tra il 2022 e il 2025, la popolazione è cresciuta di 1,5 milioni di persone, generando un fabbisogno di 250.000 nuove abitazioni all’anno. Mentre la domanda esplodeva, l’offerta residenziale si contraeva per il timore di occupazioni abusive e l’impossibilità di recuperare l’asset. Il risultato non è sociale: è classista. Di fronte alla scarsità, il proprietario sceglie lo stipendio più alto e il garante più solido. Giovani e famiglie con redditi modesti sono semplicemente esclusi dalla competizione.
Barcellona e Madrid: il costo elevato della proibizione
Nelle due grandi capitali, la guerra contro gli affitti turistici mostra le sue costose crepe:
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Barcellona: Il piano per eliminare 10.000 licenze VUT si scontra con una realtà economica devastante. Secondo i rapporti di PwC e APARTUR, questa misura mette a rischio 1,9 miliardi di euro di PIL locale e minaccia 40.000 posti di lavoro. Lungi dal rendere più economici gli affitti residenziali, la stretta sta dirottando l’offerta verso affitti stagionali non regolamentati, lasciando il Comune senza controllo e la città senza infrastrutture per il turismo d’affari.
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Madrid: Il Plan Reside 2025 ha revocato più di 3.000 licenze. Il paradosso è totale: il numero di case vuote a Madrid resta infinitamente superiore a quello delle case turistiche (6,34% contro appena l’1% VUT). L’amministrazione preferisce incolpare il visitatore anziché incentivare quelle migliaia di appartamenti sfitti a entrare nel mercato con garanzie.
L’impatto sulle economie di quartiere: molto più che letti
Incolpare il turismo ignora che gli affitti brevi sono un motore di redistribuzione della ricchezza. A differenza del modello alberghiero tradizionale, che spesso concentra la spesa al proprio interno, l’ospite degli affitti brevi consuma nell’ecosistema locale.
Il modello VUT distribuisce il 65% della spesa nei negozi di quartiere, contro appena il 15-20% di spesa esterna dell’ospite alberghiero. La spesa nella ristorazione locale aumenta del 20% rispetto al turista d’albergo. Il profilo occupazionale favorisce PMI e liberi professionisti locali anziché l’assunzione aziendale. Il gettito fiscale da IVA e imposte societarie genera miliardi annui in modo decentralizzato.
Il rischio della «desertificazione commerciale»
Se le amministrazioni persistono con questo modello restrittivo, l’impatto non sarà solo la mancanza di posti letto, ma la chiusura dei negozi di quartiere. In zone come l’Eixample (Barcellona) o Chamberí (Madrid), il commercio locale potrebbe perdere fino al 25% dei ricavi. Il turista degli affitti brevi è il principale cliente dei mercati rionali e delle botteghe artigiane che non possono sopravvivere esclusivamente con i circuiti turistici convenzionali da «souvenir».
Conclusione: un settore che sostiene il tessuto reale
Non possiamo dimenticare che il settore degli affitti turistici sostiene attualmente più di 150.000 posti di lavoro. Sono impieghi che non possono essere delocalizzati: è l’idraulico all’angolo, l’impresa di pulizie locale e il bar sotto casa.
Criminalizzare i proprietari e perseguitare il settore turistico non produrrà magicamente gli appartamenti che lo Stato non è riuscito a costruire in 30 anni. Attaccare gli affitti brevi è una strategia di distrazione. La vera politica sociale consisterebbe nell’utilizzare le tasse generate da questo settore per costruire il parco di edilizia pubblica necessario. L’alternativa non è giustizia; è populismo classista che distrugge il motore economico delle nostre città.
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Gianpaolo Vairo
Segue il settore degli affitti brevi per Scale Wire. Focus su Regulations, trend tecnologici e analisi di mercato.



